Rocchetta

MONTE ROCCHETTA (m 914)

Il Monte Rocchetta è una di quelle elevazioni secondarie che vive in un oblio pressoché totale. Sono numerose le vette nei dintorni più elevate a rubargli la scena con specifico riferimento ai monti Comer e Denervo. Nonostante ciò andiamo a proporvi un itinerario ad anello davvero ricco di splendidi punti panoramici permettendo di affacciarsi ripetutamente sul Lago di Garda e sulla lunga catena del Monte Baldo. Il percorso, così come descritto, presenta alcune difficoltà nel tratto di salita soprattutto lungo il cosiddetto “Sentiero della cresta”. Non vi sono passaggi tecnicamente impegnativi serve tuttavia un certo senso dell’orientamento per procedere nel bosco lungo una traccia esile e poco segnata. Un escursionista di media esperienza non avrà grosse difficoltà nel procedere, fermo restante che il Monte Rocchetta può essere salito più semplicemente, ad esempio sfruttando a ritroso il percorso di ritorno che unisce la cima al paese di Muslone. Per la percorrenza suggeriamo di scegliere le mezze stagioni oppure l’inverno in assenza di neve o ghiaccio. La vicinanza al Lago di Garda determina solitamente un clima molto mite che rende l’eventuale innevamento di breve durata.

L’escursione in breve:

Piovere (m 417) – via Noezzo – innesto sentiero 244 (m 515) – innesto “Sentiero della cresta” (m 650) – fine “Sentiero della cresta” (m 845) – innesto sentiero 235 (m 830) – Monte Rocchetta (m 914) – Solfà (m 734) – Muslone (m 462) – punto basso (m 375) – Piovere (m 417)

Dati tecnici:

Partenza da Piovere (m 417): Difficoltà: EE (Vai alla scala delle difficoltà); E sino all’innesto del “Sentiero della cresta” quindi EE per via del sentiero ripido e quasi privo di segnalazioni. Di nuovo E nel tratto che segue compresa la salita alla Rocchetta e la discesa a Muslone; T tra Muslone e Piovere. Segnaletica: discontinua. Sono stati aggiunti cartelli che appaiono tuttavia contradditori con indicati tempi e numeri di sentiero errati. Il tratto lungo il Sentiero della cresta è particolarmente impegnativo sia per la pendenza che per la segnaletica sbiaditissima in un bosco molto uniforme dove si perde facilmente l’orientamento; si ritrova qualche vecchio segnavia lungo il filo di cresta quindi la difficoltà decresce fino all’innesto nel sentiero 235. Nel proseguo la segnaletica è totale e non si affronta alcun problema. Dislivello assoluto: m 542. Acqua sul percorso: assente

Accesso alla partenza:

L’escursione ha inizio nel paese di Piovere; per raggiungerlo chi proviene da Salò seguirà verso nord la Statale 45 bis “Gardesana Occidentale” che rimonta la sponda bresciana del Lago di Garda. Superiamo il paese di Gargnano quindi affrontiamo una serie di gallerie che permettono di procedere lungo tratti di costa caratterizzati da rocce a picco. All’uscita dalla “Galleria dei ciclopi” abbandoniamo la statale per volgere a sinistra lungo la provinciale 38 con indicazioni per Tignale. Procediamo per circa 3 km sino al bivio a sinistra per la frazione di Piovere. Abbandoniamo la provinciale volgendo in questa direzione per un km circa sino a guadagnare il piccolo borgo in coincidenza del quale lasciamo l’automobile. Da notare, all’ingresso del paese, il magnifico scorcio sul Lago di Garda e sulla parte centrale del Monte Baldo.

Descrizione del percorso:

L’itinerario ha inizio nella frazione di Piovere ed è un piacere camminare tra le strette viuzze che ne caratterizzano il piccolo centro. Seguiamo i cartelli segnaletici indicanti la località Vione e le cascate. Aggiriamo alcune abitazioni e passiamo davanti ad un piccolo campo di calcetto e ad un ristorante pizzeria. Poco oltre confluiamo nella Via Gramsci. Tralasciamo il sentiero a destra per le cascate volgendo invece a sinistra con cartello indicante Vione e il sentiero 244. Saliamo ripidamente raggiungendo in qualche minuto un bel pulpito dove confluiamo in una stretta stradina. Da notare l’ottimo scorcio verso la parte meridionale del Garda. Il proseguo, sebbene non indicato da un cartello che sarebbe necessario aggiungere, si sviluppa verso destra in ulteriore salita. La stradina tocca le ultime case della parte alta del paese quindi traversa per un tratto verso occidente. Pochi minuti e troviamo sulla destra un casolare (m 515) mentre a sinistra si separa, questa volta ben indicato dai cartelli, il sentiero 244 per Cima Rocchetta. L’indicazione è provvidenziale per quanto riguarda la direzione da seguire; risulta invece errata l’indicazione relativa al tempo necessario per guadagnare il punto più alto. Impiegheremo a passo medio almeno un’ora e mezza e non 40 minuti come indicato per salire sulla Rocchetta.

Il sentiero comincia salendo ripido lungo un muro con rete di recinzione. Alle spalle scorgiamo una piccola frazione del Lago di Garda e soprattutto la parte centrale del Monte Baldo che, come noto, è una catena costituita da più vette e non una montagna isolata. Il sentiero, nel complesso piuttosto faticoso, ascende nel bosco spostandosi nel versante rivolto verso il Garda. La segnaletica appare quasi inesistente ma nel complesso la salita non offre particolari difficoltà d’orientamento essendo il tracciato ben evidente e privo di deviazioni. A meno di mezz’ora dalla partenza il tracciato spiana lasciando spazio ad un traverso che permette di prendere fiato dopo le pendenze iniziali. Il bosco lascia spazio ad un eccellente scorcio verso la sottostante frazione di Piovere permettendo di apprezzare il dislivello coperto dalla partenza. Da rilevare la splendida vista alle spalle verso il Monte Altissimo di Nago e sul Monte Cas con il Santuario di Monte Castello. Davanti a noi compare la parte meridionale del Lago di Garda. Pochi passi e troviamo un importante bivio (m 650). I cartelli segnalano la biforcazione per Cima Rocchetta: si separa sulla destra la traccia che conduce verso la vetta seguendo il cosiddetto “Sentiero della cresta”.

Andiamo ad affrontare il tratto più impegnativo della nostra ascensione. La traccia si articola di nuovo nel bosco riducendosi ad un’esile striscia non sempre facile da identificare. La sensazione che abbiamo avuto è quella di un tracciato in stato di abbandono. La segnaletica è molto sbiadita e frammentaria (inverno 2022) richiedendo parecchia attenzione. Nello specifico, dopo alcuni minuti di ascesa il percorso esegue un improvviso cambio di direzione volgendo bruscamente verso destra. Il secco tornante è poco visibile e nel nostro caso siamo stati tratti in inganno procedendo nel bosco sino ad accorgerci che avevamo perso la giusta direzione. Ad ogni modo, mantenendo il sentiero, si traversa diagonalmente verso destra sino ad un nuovo cambio di direzione. La traccia volge improvvisa verso sinistra salendo in massima pendenza e ancora una volta quasi senza segnavia. Rimontiamo faticosamente il pendio tra gli alberi raggiungendo infine il soprastante filo di cresta dove il panorama si apre verso occidente. Il tracciato volge ora verso sinistra seguendo il ripido ed esile filo del crinale, caratteristica da cui deriva il nome “Sentiero della cresta”. Il tracciato si rivela sottile e in un paio di punti un po’ aereo soprattutto verso destra dove è presente un ripido salto strapiombante; in compenso compaiono alcuni radi segnavia a darci la conferma che siamo sul giusto percorso. Appare ancora più vasto il panorama sino ad abbracciare un grosso settore del Lago di Garda. Guadagnato un risalto perdiamo qualche metro di quota quindi riprende la salita con la cresta che si fa più ampia e facile sino a confluire infine nella comoda mulattiera che aggira il versante settentrionale della Cima Rocchetta, a termine di ogni difficoltà (m 845 – ore 0,30 dall’innesto sul “Sentiero della cresta” - ore 0,55 dalla partenza)

I cartelli segnalano la vetta verso sinistra; seguiamo pertanto l’ampio tracciato a tratti quasi in piano raggiungendo comodamente, in un quarto d’ora circa, la confluenza con il sentiero 235 (m 830 – cartelli segnalatori - ore 1,10 dalla partenza). Possiamo ora effettuare una breve digressione verso destra per raggiungere il culmine della nostra avventura. Il sentiero sale in moderata pendenza divenendo per un tratto lastricato e quindi visibilmente artefatto articolandosi tra grandi e contorti alberi di faggio. Un’ultima breve frazione di salita e siamo in cresta con indicazioni a sinistra per Boldis e a destra per la cima ormai prossima. Scegliamo quest’ultima possibilità rasentando un vecchio casolare in stato di abbandono superato il quale guadagniamo il piccolo pianoro che caratterizza la sommità (m 917 – cartello segnalatore - ore 0,20 dall’innesto nel sentiero 235 – ore 1,30 dalla partenza). Grandioso il paesaggio esteso all’intero settore meridionale e mediano del Lago di Garda oltre che verso gran parte del crinale del Monte Baldo. Nei giorni più limpidi si scorge verso sud la catena appenninica a chiudere l’orizzonte al di là della Pianura Padana.

La nostra escursione prosegue rientrando a ritroso sino al bivio con il tracciato proveniente dal Sentiero della cresta. Proseguiamo mantenendo il segnavia 235 con cartello indicante Muslone. Perdiamo quota nel bosco su percorso facile e ben evidente. In ripida discesa andiamo a confluire, in località Solfà, nella stradina cementata contrassegnata dal segnavia 236 (m 734 - ore 0,20 da Cima Rocchetta – ore 1,50 dalla partenza). Ignoriamo la salita a destra con cartelli indicanti le cime Denervo e Comer scegliendo invece di calare a sinistra verso il paese di Muslone segnalato a mezz’ora di distanza. Segue una frazione ripidissima, sebbene su fondo cementato, con rari scorci tra le frasche verso il sottostante lago. Alle spalle apprezziamo la vista del Monte Rocchetta caratterizzato in direzione del Garda da una ripida parete rocciosa strapiombante. Procediamo sino ad uscire dal bosco; possiamo ora procedere nella discesa tra magnifici prati ad esposizione orientale e quindi rivolti al sole fin dal primo mattino. La visione sul Garda è forse la migliore dell’intera avventura estendendosi verso nord sino ad osservare agevolmente il Monte Altissimo di Nago. Osserviamo le case della frazione di Muslone che andiamo a raggiungere in breve (m 462 – ore 0,30 da Solfà – ore 2,20 dalla partenza).

Al pari di Piovere anche Muslone è un piccolo borgo caratterizzato da strette e caratteristiche viuzze. Alla confluenza con Via Antica vogliamo a sinistra attraversando in piano la parte centrale della borgata. La segnaletica escursionistica segnala Piovere ad un’ora di distanza procedendo in piano sul segnavia 265; si tratta di una frazione appartenente alla Bassa Via Gardesana (BVG). Usciamo dal paese procedendo tra uliveti e verdeggianti prati. Ignoriamo il bivio a destra per Gargnano (sentiero 263 – ore 0,10 da Muslone – ore 2,30 complessive) mantenendo la bella mulattiera contrassegnata col numero 265. Poco oltre, una breve discesa nel bosco permette di guadare un fosso (Torrente Valle delle Ravere) dopo il quale riprendiamo a traversare con dislivelli minimi. Pressoché in piano andiamo a tagliare un’enorme frana che si è staccata dalle pendici soprastanti. L’assenza di vegetazione concede una magnifica apertura in direzione del Lago di Garda con in evidenza la sponda veronese. Nel proseguo si alternano frazioni boschive con altre tra splendide coltivazioni ad olivo. Da rilevare, nella scarpata che cala a destra della mulattiera, una piccola stazione di Giaggiolo del Cengio Alto (Iris pallida subsp. cengialti) in fioritura tra aprile e maggio. Si tratta di un endemismo delle Alpi Orientali presente soprattutto in Veneto e in Friuli; le stazioni lombarde della specie, compresa quella tra Muslone e Piovere, sono le più occidentali del suo areale di presenza. I fiori, grandi ed appariscenti, sono osservabili nel sottobosco e ovviamente non devono essere raccolti in considerazione della loro rarità.

Da rilevare inoltre i marcati contrasti, nella stagione fredda e in primavera, tra le nevi del Monte Baldo e gli uliveti tagliati dalla mulattiera che, ben curati, testimoniano il clima mediterraneo dell’area. In ultimo riprendiamo debolmente quota sino al bivio presso il paese di Piovere. Volgiamo a destra e dopo pochi metri passiamo sulla scalinata che sale ripida a sinistra con indicazioni per la Chiesa di San Marco. Raggiunta la basilica procediamo in piano tra le viuzze del paese sino a rientrare alla partenza andando a chiudere il nostro itinerario ad anello (m 417 - ore 0,55 da Muslone – ore 3,15 complessive).

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